La voiture fondue 1944

La voiture fondue 1944

“Per tutta la vita mi sono divertito. Sono riuscito a costruirmi il mio piccolo teatro personale.”

Robert Doisneau

Martedì 21 settembre, alle 19.00 apre, presso la Fondazione FORMA per la Fotografia ROBERT DOISNEAU, DAL MESTIERE ALL’OPERA E PALM SPRINGS 1960, in collaborazione con la Fondation Cartier-Bresson e l’Atelier Doisneau di Parigi.

Un cantore della vita di tutti i giorni, che alla forza del verso epico preferiva quella sommessa della strofa rozza ma arguta, dello stornello. Questo era Robert Doisneau.

Dal 21 settembre al 17 novembre, la Fondazione Forma rende omaggio al suo genio garbato e lucido, alla sua fotografia tenera e divertente, con due mostre nate dalla collaborazione con la famiglia Doisneau e la Fondation Cartier-Bresson di Parigi: DAL MESTIERE ALL’OPERA e PALM SPRINGS 1960.

Nato nel 1912 a Parigi, da questa città Doisneau non si staccò mai del tutto. Il suo territorio di caccia, la sua riserva preferita d’immagini ed emozioni era lì, a portata di mano. Parigi come mondo, la fotografia come pretesto, la curiosità come spinta e la leggerezza come stile: nessuno come lui ha realizzato foto indimenticabili cogliendo sempre un punto di impalpabile equilibrio, frutto di una sapienza rara, meticolosamente perseguita.

Fourrures party, 1960

Fourrures party, 1960

DAL MESTIERE ALL’OPERA presenta una selezione di circa cento stampe originali, le più celebri accanto ad altre praticamente inedite, scelte in gran parte nel suo atelier e in importanti collezioni pubbliche e private francesi. L’ampia selezione, arricchita da documenti privati e testimonianze raccolte con l’aiuto amorevole delle figlie del fotografo, propone una rilettura critica e aggiornata per mostrare come la bellezza apparentemente spontanea delle sue immagini fosse frutto di grande lavoro, e come, in pratica, Doisneau sia riuscito nella sua vita a passare dal mestiere all’opera con una  gravità insospettabile, fermando sulla pellicola frammenti di un mondo di cui voleva provare l’esistenza. Ma oltre le strade di Parigi, dove incontrava e ritraeva amanti e bambini, Doisneau ha realizzato anche sorprendenti e inaspettate fotografie a colori.

Era il 1960 quando la rivista Fortune incaricò il fotografo francese di raccontare la vita di una città particolare, nata come un fiore sgargiante nel deserto della California: Palm Springs. Doisneau accettò la sfida e tra la sabbia del deserto, le palme, il cielo blu cobalto, gli abiti chiassosi dei suoi abitanti, i cocktail e i campi da golf, compose il suo personale sogno americano, non in bianco e nero ma raccontato con un’esplosione di colori. Le immagini dell’album Palm Springs 1960, presentate ora per la prima volta in Italia, mostrano un aspetto poco conosciuto del grande fotografo e sorprenderanno anche il visitatore più esperto trasportandolo in un universo festoso e ironico.

Giocoliere, funambolo, illusionista forse per troppo realismo: ironizzando su di sé, Doisneau affermava di affrontare il lavoro come fosse l’unico antidoto all’angoscia di non essere. Questo è il paradosso del grande fotografo che voleva realizzare il suo lavoro come fanno gli artisti di strada, con la lucidità pudica di un artista malgrado lui.

 Le disert du Colorado, 1960

Le disert du Colorado, 1960

Nato nel 1912 nella banlieu nord di Parigi, Robert Doisneau cresce in un universo piccolo borghese che non ama particolarmente ma da cui non si staccherà mai del tutto. Terminati gli studi, diventa disegnatore e grafico all’Atelier Ullman. Nel 1931 viene assunto a André Vigneau come operatore. Nel 1934 diventa impiegato presso le officine Renault: si licenzierà nel 1939 per entrare a far parte della celebre agenzia fotografica Rapho. Tra un incarico e l’altro, percorre le stradi di Parigi e della banlieu dove è nato. Con l’intellettuale Robert Giraud, incontrato nel 1947, penetra nel mondo notturno, molto lontano da suo ma che forse proprio per questo lo affascina. Il suo primo libro, realizzato a quattro mani con Blaise Cendrars, La Banlieu de Paris, esce nel 1949. Il successo non tarderà ad arrivare, le sue foto faranno il giro del mondo e lui diventerà, forse anche senza volerlo, il “ritrattista” di una città, Parigi, e di un mondo un po’ inventato, un po’ reale dove, comunque, sarebbe bello vivere. Fino al 1994, data della sua morte, vivrà per tutta la vita con la macchina fotografica come compagna, curioso di questo piccolo teatro di cui si sentiva attore.