Con il patrocinio di Regione LombardiaProvincia e Comune di MilanoFondazione Forma per la Fotografia ospita  dal 21 ottobre al 14 novembre 2010, il nuovo progetto al pubblico italiano e straniero HIDING IN  ITALY, personale dell’artista cinese Liu Bolin (1973), frutto della sua seconda produzione in Italia supportata da Fondazione Italia CinaBoxart Galleria d’ArteAsian Studies Group,Veneranda Fabbrica del Duomo e Mazen.

PONTE DEI CONZAFELZI. Stampa lambda su carta fotografica, 2010.

PONTE DEI CONZAFELZI. Stampa lambda su carta fotografica, 2010.

Conclusasi l’apertura milanese, il lavoro di Liu Bolin farà nuovamente tappa a Verona,presso la galleria Boxart, dove per altre tre settimane sarà possibile assistere dal 16 novembre al 4 dicembre 2010 alla degna conclusione di un lavoro pluriennale.

Già noto e apprezzato in tutto il mondo, dall’Asia all’America, all’Europa, Liu Bolin ha debuttato nello stivale nel 2008, con la mostra Hide and Seek curata da Francesca Tarocco alla galleria Boxart di Verona.
Il suo ritorno in Italia ha coinciso con una nuova produzione di 7 scatti, mai esposti al pubblico, aggiuntisi ai 6 precedenti realizzati nel nostro paese.
Questo dunque il nucleo centrale della rassegna, suggerito dal titolo HIDING IN ITALY,che riprende quello dell’intero work in progress fotografico Hiding in the city, cui è maggiormente legata la fama dell’artista.
Innegabile infatti l’intensità delle performance mimetiche della durata di svariate ore perpetrate da Liu Bolin a partire dal 2006, quando scaturì il desiderio di testimoniare lo smantellamento del Suojia Village da parte delle autorità di Pechino finalizzato a disperdere la colonia di artisti che lo abitava.
Da allora le performance di Liu Bolin mescolano fotografia, pittura, happening e body art permettendo all’artista-camaleonte di fondersi coi mattoni di muri semi demoliti, slogan olimpici o ideogrammi di propaganda politica, fino ad identificarsi con l’emanazione vivente dell’ex Timoniere Mao Tse Tung, la cui gigantografia campeggia ancora in piazza Tien An Men.
Dal 2006 l’indagine di Liu Bolin non si è mai arrestata, toccando vari temi universali, quali il rapporto tra uomo-natura, tra pensiero e potere, fino all’antinomia tra conservazione e distruzione del passato che contrappone Italia e Cina.

DUOMO DI MILANO, Stampa lambda su carta fotografica, 2010.

DUOMO DI MILANO, Stampa lambda su carta fotografica, 2010.

Per questo i luoghi simbolo della cultura italica, il Teatro Alla Scala o il Duomo di Milano, così come L’Arena di Verona, Palazzo Ducale, Piazza San Marco a Venezia sono stati scelti per far da quinta teatrale all’artista in divisa maoista. Un’identità negata, ambigua, ma anche fortemente affermata si cela dietro ogni autoritratto, evanescente e impossibile da ignorare nel contempo.
Ad accomunare le immagini concepite nella Repubblica Popolare a quelle italiane, la tecnica esecutiva: Liu Bolin ha girato per i due capoluoghi del nord-Italia con una troupe composta da un’interprete, un fotografo, un artista suo coetaneo, Andrea Facco, e una restauratrice esperta in trompe l’oeil, esecutori materiali del body painting sul suo corpo.
La società di produzione indipendente Mazen ha seguito Liu Bolin negli istanti cruciali del lavoro, realizzando un video-documentario commentato dalla voce stessa dell’artista.
La rassegna offre la possibilità di ricostruire il percorso finora svolto da Liu Bolin, mostrando in tutto una ventina tra le opere più significative della serie Hiding in the city, realizzate nel suo paese natale e nel resto del mondo tra il 2006 e il 2010, oltre agli inediti che hanno come soggetto l’Italia, e in particolare Verona, Milano e Venezia.
Mentre la minaccia dello sprofondamento di quest’ultima assurge a simbolo del surriscaldamento globale, la città di Milano è per l’artista la capitale del made in Italy, sia culturale che produttivo, gemellata idealmente con il polo commerciale di Shanghai, grazie all’appuntamento dell’Expo che nel 2015 passerà dalla Cina al capoluogo ambrosiano.