Autoritratto,-1975

Autoritratto, 1975

“Se fossi nato cento o duecento anni fa, avrei potuto fare lo scultore, ma la fotografia è un mezzo molto veloce per vedere e per fare scultura”.

Robert Mapplethorpe

Giovedì 1 dicembre alle 18.30, presso Fondazione Forma per la Fotografia, inaugura la mostra ROBERT MAPPLETHORPE  in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation

Per la prima volta a Milano, una grande retrospettiva ripercorre la carriera e l’opera di Robert Mapplethorpe, tra i più importanti autori del Novecento che ha influenzato con le sue immagini dalla composizione perfetta, generazioni di fotografi e artisti.

Il suo tempo è la New York degli anni Settanta e Ottanta, quella della rivoluzione pop, del new dada e di Andy Warhol; la città creativa e disinibita della liberazione sessuale, dell’esplosione della performance e della body art.

Mapplethorpe è oggi unanimemente considerato uno dei più importanti fotografi del ventesimo secolo perché, come i grandi artisti sanno fare, è riuscito a essere nello stesso tempo classico e attuale: testimone del proprio tempo e astratto in una sorta di perfetta atemporalità.

Le fotografie di Robert Mapplethorpe sono rigorose, composte, curate nel minimo dettaglio. I corpi, come i fiori, sono impeccabili, ritratti in ambientazioni quasi asettiche, i loro movimenti sono armonici e ricordano gli studi dell’arte e della scultura rinascimentali. La ricerca della perfezione, mito irraggiungibile per la maggior parte degli artisti, è per Robert Mapplethorpe la condizione necessaria da raggiungere in ogni suo scatto.

La mostra, proveniente dalla Robert Mapplethorpe Foundation di New York, comprende 178 fotografie e rappresenta un’occasione unica per ripercorrere, con un unico sguardo retrospettivo, il lavoro di Mapplethorpe, dalle prime polaroid di inizio anni Settanta, fino ai suoi celebri still life, ai fiori, ai ritratti, alla sconcertante serie dedicata a Lisa Lyon, alle splendide immagini dedicate al corpo maschile, indagato e celebrato come mai prima  di allora, all’omaggio alla sua musa Patti Smith, agli insoliti, teneri e malinconici ritratti di bambini.

“Spesso l’arte contemporanea mi mette in crisi perché la trovo imperfetta. Per essere perfetta non è che debba essere giusta dal punto di vista anatomico. Un ritratto di Picasso è perfetto. Non c’è niente di contestabile. Nelle mie fotografie migliori non c’è niente di contestabile – così è. È quello che cerco di ottenere”.

L’estrema contemporaneità e la grande classicità di Mapplethorpe è tutta in questa possibile perfezione da raggiungere e da realizzare nel breve lasso di tempo di uno scatto, di una sessione di posa.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Contrasto.

Robert Mapplethorpe nasce nel 1946 a Floral Park, nel Queens (New York City). Della sua infanzia disse: “Vengo dall’America di periferia. Da un ambiente sicuro, da un buon luogo dove nascere e vivere”. Nel 1963 si iscrive al Pratt Institute, nella vicina Brooklyn, dove studia disegno, pittura e scultura. Influenzato da artisti come Joseph Cornell e Marcel Duchamp, inizia a sperimentare l’utilizzo di materiali diversi e a realizzare collage polimaterici, includendo nelle sue composizioni immagini ritagliate da giornali e riviste. Nel 1970, compra una macchina fotografica Polaroid e inizia a realizzare fotografie e a utilizzarle nei collage. Lo stesso anno, insieme a Patti Smith, conosciuta tre anni prima, si trasferisce al Chelsea Hotel di Manhattan.

Patti Smith, 1979

Patti Smith, 1979

Nel 1973, la Light Gallery di New York City espone la sua prima mostra personale: “Polaroids”. Due anni a Mapplethorpe viene regalata una Hasselblad, con pellicola medio formato, e inizia a scattare foto di amici e conoscenti – artisti, musicisti, star del cinema porno, e membri del S & M underground. Partecipa a progetti commerciali, realizzando la copertina per l’album di Patti Smith e dei Television e una serie di ritratti e immagini di feste per la rivista Interview. Negli ultimi anni ’70, si intensifica l’interesse di Mapplethorpe per lo scenario newyorkese “S & M”. Il risultato fotografico è scioccante per il contenuto e notevole per la maestria tecnica e formale. Mapplethorpe dirà in un’intervista per ARTnews alla fine del 1988, “A me, in particolare, non piace la parola ‘scioccante’. Io sto cercando l’inaspettato. Sto cercando cose mai viste prima… Ero nella posizione per scattare queste immagini. Mi sono sentito obbligato a farlo”. Nel frattempo, la sua carriera continua a sbocciare. Nel 1977 partecipa alla VI Documenta di Kassel, Germania Ovest, e nel 1978 la Robert Miller Gallery a New York City diviene il suo rappresentate esclusivo. Nel 1980 conosce Lisa Lyon, la prima campionessa del mondo di bodybuilding, con la quale negli anni successivi collabora a una serie di ritratti e di studi di nudi che porteranno alla realizzazione del libro Lady, Lisa Lyon. Durante gli anni ’80, Mapplethorpe produce un gruppo di immagini che simultaneamente sfidano e aderiscono agli standard dell’estetica classica: composizioni stilizzate di uomini e donne nudi, delicati fiori in still life e ritratti di artisti e nomi celebri, per citare solo alcuni dei suoi generi preferiti. 5. Ken Moody e Robert Sherman,1984Utilizza tecniche e formati differenti, incluse Polaroids a colori 20”x24”, fotoincisioni, stampe al platino su carta e lino, Cibachrome e stampe a colori dye transfer. Nel 1986, realizza una serie fotografica per lo spettacolo di danza di Lucinda Childs, Portraits in Reflection, creata a partire dalle fotoincisioni per Arthur Rimbaud’s A Season in Hell, a sua volta commissionata dal curatore Richard Marshall, per la serie e il libro 50 New York Artists. Lo stesso anno gli viene diagnosticato l’AIDS. Scoperta la sua malattia, accelera il suo processo creativo, ampliando l’ambito artistico, lo scopo della sua ricerca fotografica e accettando l’aumento impegnativo delle commissioni. Il Whitney Museum of American Art realizza la sua prima retrospettiva in America nel 1988, un anno prima della sua morte avvenuta nel 1989. La sua vasta, provocante e potente opera, lo ha reso uno dei più importanti artisti del XX secolo.

Oggi Mapplethorpe è rappresentato da numerose gallerie e il suo lavoro fa parte delle collezioni dei maggiori musei del mondo. La sua arte vive anche grazie al lavoro della Fondazione Robert Mapplethorpe, fondata nel 1988 dal fotografo per promuovere la fotografia, supportare i musei che espongono l’arte fotografica e per finanziare la ricerca scientifica nella lotta contro l’AIDS.