PREMIO CARMIGNAC GESTION DI FOTOGIORNALISMO

Con questo premio Carmignac Gestion desidera sostenere ogni anno i fotogiornalisti che, attraverso la loro opera, sono in prima linea sui luoghi dell’evento e difendono i valori di coraggio, indipendenza, trasparenza e condivisione a noi cari.

Nel 2009 la Fondazione Carmignac Gestion ha creato il Premio Carmignac Gestion di fotogiornalismo, destinato a finanziare un progetto di reportage su un tema specifico di attualità. Dotato di una borsa di 50.000 euro, il premio si prefigge di promuovere il lavoro svolto in profondità sul campo da un fotogiornalista. Oltre al premio finanziario, la Fondazione Carmignac Gestion accompagna il vincitore nella diffusione del suo reportage con l’organizzazione di una mostra e la pubblicazione di un’opera monografica.

La Fondazione si impegna altresì ad acquistare quattro fotografie facenti parte del lavoro premiato. Una giuria composta da esperti dell’immagine e di questioni geopolitiche seleziona ogni anno un progetto. La scelta di come trattare il tema annuale spetta ai fotogiornalisti, i quali sono liberi di scegliere un’angolatura politica, economica, sociale o culturale.

L’approccio adottato deve inserirsi chiaramente in una tradizione umanista volta a interrogare il reale con sensibilità, rifiutare di cadere nella caricatura e nella tirannia dell’istantaneità, studiare il contesto e comprendere la situazione per presentare la realtà nella sua complessità.

Decidendo di sostenere una professione che risente di una grave crisi di finanziamenti, Carmignac Gestion ha voluto fornire a questi testimoni del mondo contemporaneo i mezzi necessari per andare là dove gli altri non vanno. In armonia con i valori che animano i suoi collaboratori, Carmignac Gestion vuole difendere uno sguardo personale e impegnato, per definizione minoritario e, per questo stesso motivo, indispensabile.

Nathalie Gallon

Direttore, Carmignac Gestion photojournalism Award

Curatore della collezione fotografica

ngallon@carmignac.com

 

 

YOUR WOUNDS WILL BE NAMED SILENCE

Fotografie di Robin Hammond

Costretto a letto dalla malattia, il settantaseienne Nyatwa per vivere si affida alle cure della nipote di 22 anni. Robin Hammond, 2012

Costretto a letto dalla malattia, il settantaseienne Nyatwa per vivere si
affida alle cure della nipote di 22 anni.
Robin Hammond, 2012

 

Mercoledì 24 aprile 2013 alle 18.30 inaugura, presso Fondazione Forma per la Fotografia, la mostra YOUR WOUNDS WILL BE NAMED SILENCE di Robin Hammond.

 

“Their suffering, in generations to come, their collective wounds, will be named silence.”

 da “A poem for Zimbabwe” di Chenjerai Hove.

 

Robin Hammond racconta in un intenso reportage la situazione odierna dello Zimbabwe.

Ex colonia britannica, nel 1980 il paese conquista l’indipendenza ma da allora quelli vissuti dalla popolazione locale, anziché anni di libertà, sono stati 33 anni di violento deterioramento causati dal regime della violenza imposto dal dittatore Robert Mugabe.

Robin Hammond ha visitato lo Zimbabwe per la prima volta come giornalista nel 2007, per poi tornarvi spesso nei cinque anni successivi. Ogni volta, ha lasciato il paese combattuto tra due opposti sentimenti, uno misto di sgomento e repulsione, l’altro, ugualmente forte, di profondo attaccamento per le sorti di un Paese in bilico.

Le sue immagini raccontano un Paese costellato da scheletri, quelli delle fabbriche un tempo funzionanti e delle case abbandonate o distrutte e quelli, ancora più agghiaccianti, dei corpi degli abitanti piegati dalle malattie e dalle privazioni. Attraverso le sue immagini incontriamo comunità fatte di vecchi e bambini, dove i giovani uomini sono stati uccisi o sono scappati all’estero. Attraverso i suoi occhi osserviamo la paura e il dolore di un Paese e la sconfitta di quella che avrebbe potuto essere una grande nazione africana.

Il piccolo Patrick, 5 anni, vive con la nonna su una montagna di rifiuti. Guadagnano mediamente 10$ al mese attraverso il riciclo della spazzatura. Robin Hammond, 2012

Il piccolo Patrick, 5 anni, vive con la nonna su una montagna di rifiuti.
Guadagnano mediamente 10$ al mese attraverso il riciclo della
spazzatura.
Robin Hammond, 2012

“Lo Zimbabwe è ormai una terra caduta nell’oblio. Oggi, senza alcuna luce puntata sull’ombra nera dell’incessante tirannia di Robert Mugabe, l’oppressa popolazione di una delle più belle e indomabili nazioni africane, si sente, a ragione, abbandonata dal resto del mondo. Le modeste speranze degli abitanti dello Zimbabwe sono state divorate dalla malvagità e dalla cupidigia dei politici; ora la popolazione non ha più nessuno a cui rivolgersi e, contro le atrocità commesse dalla polizia e dai militari, nessuna forza per gridare aiuto dall’oscurità in cui è immersa. Attraverso il lavoro Your Wounds Will Be Named Silence il premiato fotoreporter Robin Hammond offre, con sguardo critico, la propria voce a questa generazione perduta di africani che lottano incessantemente con la morte a causa di malattie, povertà e disinteresse. Testimoniando la disperazione di una nazione, a rischio della propria vita e di quella dei collaboratori abbastanza coraggiosi da aiutarlo, il fotografo riporta sotto i riflettori una delle più importanti e durature emergenze africane, ponendola in uno spazio in cui nulla può ostacolare la libera espressione e la protesta, cosicché le voci dei perseguitati abitanti dello Zimbabwe possano venire di nuovo udite e ascoltate.”

Dan McDougall,

Corrispondente pluripremiato per l’Africa del The Sunday Times of London

 

La mostra ospitata a Forma raccoglie gli scatti più significativi di questo lavoro che si è aggiudicato il Premio Carmignac Gestion per il Fotogiornalismo 2011.

La mostra è a cura di Alessandra Mauro e Robin Hammond.

Robin Hammond è un fotoreporter nato in Nuova Zelanda 37 anni fa. Dal 2007 fa parte dell’agenzia fotografica Panos. Vincitore di quattro Amnesty International awards for Human Rights journalism, Robin ha dedicato la propria carriera alla documentazione dei diritti umani e dei problemi legati allo allo sviluppo in particolare dell’Africa sub-Sahariana.  Dopo aver trascorso alcuni anni tra Giappone, Gran Bretagna e Sud Africa, Robin Hammond attualmente vive a Parigi.