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Breakfast with Monica Bellucci, Novembre 1995, Paris© Bettina Rheims

A cura di Philippe Dagen, critico d’arte e giornalista e organizzata in collaborazione con la Galerie Jérôme de Noirmont di Parigi, la mostra presenta oltre novanta splendide immagini e si articola in sezioni tematiche strettamente concatenate per raccontare l’opera di Bettina Rheims dal 1991, con Chambre close, al 2004 con Shanghai.
Puoi trovare la felicità si articola in otto differenti serie, ognuna che si intreccia con la precedente e insegue la successiva: la pubblicità, la tavola, il cinema, il romanzo, l’erotismo, la chambre close, il sogno e made in Japan per comporre le tappe di un viaggio nel mondo creativo e colorato di Bettina Rheims. Nella sala bianca inoltre sarà esposta Olga una serie inedita di nove fotografie di grande formato presentate in prima mondiale a FORMA.

Novantaquattro immagini di straordinaria forza espressiva che rubano talvolta dal mondo della pubblicità e del cinema il tratto patinato, le pose quasi teatrali come ironiche pantomime; altre volte si ispirano invece all’equilibrio della tradizione artistica, e alla storia della fotografia, tanto nella composizione delle scene quanto nelle scelte cromatiche. Nudi animati dalla forza del candore e della devozione, da espressioni peccaminose e arroganti, a volte diabolici, a volte maliziosi o celestiali, ma comunque privi di volgarità e sempre assolutamente ironici. Bettina Rheims racconta di disordinate e romantiche eroine, cariche di pathos, maliziose e perfette muse, un incanto per gli occhi che non sanno smettere di scrutare le forme classiche della composizione, i colori opulenti e fragorosi.

Una galleria di perfezione femminile, di donne più o meno conosciute dal grande pubblico, di modelle statuarie, attrici o cantanti, immerse in scenari quotidiani, in pose lascive. Monica Bellucci in versione Salomé che versa sangue nel piatto, Jennifer Jean Leigh in piedi, in pigiama, con una bambola in mano in una allegoria della follia, Sharon Stone che sgranocchia diamanti come Eva il frutto proibito, la fotografia di Bettina Rheims nasce sempre da una serie di operazioni lunghe e complesse che nulla hanno a che spartire con la semplicità abituale dell’atto fotografico. Le sue immagini sono un’accurata costruzione intellettuale e visiva frutto di un’attenta regia, in cui nulla è lasciato al caso.

«È abbastanza strano quello che faccio» dice del suo lavoro Bettina Rheims, e del resto scenografa, pittrice, regista, sceneggiatrice...definire Bettina Rheims una fotografa è veramente molto insufficiente.
Commenta Philippe Dagen:
Bisognerebbe mobilitare le fonti dell’iconografia antica e moderna, sacra e profana, mitologica e biblica. Quella dell’analisi plastica, dei ricordi letterari e, naturalmente, le considerazioni sul metodo e sulla tecnica fotografica messe in opera. Come dire che tutte le immagini di Bettina Rheims dovrebbero essere trattate con gli stessi strumenti analitici, e in un campo culturale sufficientemente vasto, come merita ogni opera d’arte merita, indipendentemente dal suo supporto o materiale.

La mostra per i contenuti di alcune immagini è vietata ai minori di 16 anni.


 

 

 

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